Come stai? Sono arrabbiato. La rabbia espressa in teatroterapia

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Come stai? Sono arrabbiato.

Lui è un bimbo di 11 anni, molto introverso, con pluri-diagnosi relative ai disturbi di apprendimento.

Appena lo conosco mi rendo conto che da me desidera solo essere ascoltato, nessuna consegna, nessuna regola, nessuna proposta. Solo ascolto.

Da quel gioco di sguardi sono nati sorrisi, si sono accesi dialoghi che sanno di molto, ma che non hanno molte parole.

Lui sa che “non stare bene” ha delle soluzioni, ma che spesso sembrano traguardi lontanissimi da dove ci troviamo oggi.

Dipingo insieme a lui, e racconto per lui storie che animano il suo interesse e catturano la sua attenzione…ecco prendere vita i suoi personaggi, quelli più autentici che vivono nel suo cuore e nella sua pancia: la casa delle emozioni.

La corazza fatta di due grandi spalle larghe e una pancia prominente sembrano alleggerirsi, al passo dei suoi piedini saltellanti…sembra addirittura che quella armatura cominci a farsi più piccola, dietro ai nascondigli costruiti di stoffe e fili colorati, e dentro a quelle parole che come suoni sottili, fini, quasi impercettibili sussurrano: ho bisogno.

Ho bisogno che mi guardi, che mi guidi, che mi aiuti a costruire un modo, una strada per sciogliere di dosso tutto questo peso: rosso come il fuoco.

-“Ci sono delle chiazze nel tuo disegno: che cosa sono?”

-“Sono piccoli attimi di gioia.”

-Da una sessione di #teatroterapia

 

 

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