relazione mamma bimbo
Genitori affiatati

Se stai affrontando un momento difficile nella relazione con tuo figlio, ti reputi una madre attenta e premurosa, presente e scrupolosa, probabilmente non stai guardando a una parte di te che in questo momento richiede la tua attenzione e che risuona con tuo figlio.

Mi capita spesso per lavoro di accompagnare donne che sono anche madri, a ristabilire prima di tutto il contatto con quella parte di sé, oggi attiva, che le porta ad agire comportamenti, formulare pensieri, partendo dal loro modo di percepire gli altri e sentire le parole degli altri.

E’ una parte germoglio che come ogni nuova piantina che si affaccia fuori dalla terra e fa capolino, ha bisogno di un sole caldo che sappia abbracciarla, riscaldarla e nutrirla per permetterle di crescere sicura di sé.

Dare uno spazio a questa parte che si sente esclusa o talvolta anche, giudicata sbagliata e infantile, è la via per trasformare la relazione fuori, con il tuo piccolo. Rimanendo nascosta continua a portarti ad agire da un vissuto di mancanza, frapponendosi tra te e il tuo bambino. Sono certa che la tua volontà è quella di fare andare bene le cose.

In questa realtà c’è anche un altro aspetto di cui tenere conto: il messaggio che ti porta il comportamento del tuo bambino. In maniera istantanea, pura e automatica stimola e risveglia con i sui comportamenti oppositivi o richiedenti sempre al tua attenzione, la parte germoglio in te che essendo ancora piccina, non ha gli strumenti che le derivano dall’esperienza, per potersi relazionare in modo sereno. Al contrario vive un forte fastidio, contrasto o anche rabbia nel non riuscire a stare in quella situazione, reagendo il più delle volte, come non si vorrebbe.

Prima di lavorare con e per le madri, ho maturato circa 20 anni di esperienza diretta con i bambini fino ai teenager e facendo esperienza di me attraverso loro, le mie parti non accolte adeguatamente da me, mi portavano ad agire per impulso, per automatismo, appreso dalle mie figure di riferimento, e questo aveva in me un effetto di forte frustrazione, perché con loro io non riuscivo ad essere me stessa completamente, come avrei voluto.

In questo breve articolo voglio spiegarti brevemente i meccanismi che si innescano in una relazione mamma bimbo e quali sono anche i detonatori per iniziare a guardarti con occhi diversi, occupandoti di te prima che della relazione.

Il fattore educativo non è di mia competenza, perché credo fortemente che ogni mamma ha in sé tutti gli strumenti per crescere e supportare il proprio bambino, nel rispetto dei propri valori; nessuno al di fuori di te, sa cosa è meglio per lui/lei.

Ciò su cui voglio portarti a potenziare o trasformare, a seconda di dove siete e come state oggi, è la relazione che hai con te stessa. Esatto, è nel momento presente che ci sono le chiavi di sblocco da quei fastidiosi pruriti da insofferenza, amari in bocca per ciò che si è detto e strette allo stomaco per le colpe che ci si affibbia: “Mi è dispiaciuto, solo che non ne potevo più…”.

Fondamentale, se vuoi snellirti dal giudizio è rassicurarti: fintanto che ti condanni e ti dai dell’incompetente, le cose rimarranno ferme e stagnanti, inizia a trattarti con amore e rispetto: chi prima di te ci è passato, è davvero stato impeccabile? Tu quindi dovresti esserlo?

Prenderti uno spazio nello spazio della relazione è salvifico e no! Non sono accettate frasi come: “A trovarlo il tempo per me! Fosse facile!”, perché quando accompagno una mamma mi viene spesso detto, e poi il tempo si trova, anzi lo trova. Come fanno? Hanno bacchette magiche o il dono del tele-trasporto? No, sono mamme che modificando il modo di trattarsi snellendo la mole di mentalizzazioni, la pesantezza dei pensieri e le corse al perfezionismo, ricominciando ad occuparsi di sé.

Riporta da oggi ossigeno nella tua vita, partendo da cose piccole: prenota in anticipo il tuo tempo, delega quella cosa che solo tu puoi fare (sei sicura? O è la tua perfezionista/masochista interiore che te lo chiede?) e goditi il tuo tempo.

Dichiara i tuoi sentimenti al tuo bambino. Di certo urlare fuori la tua rabbia può avere diverse conseguenze, anche su di te e questo ti porta a chiuderti e a lasciare andare le cose per conto loro, solo che lui/lei non ha l’età né la tua esperienza per comprendere che sei stanca, frustrata, dispiaciuta, triste, delusa…ha bisogno che tu, a modo tuo, in modo semplice glielo dici. Come? Coinvolgilo, sii sincera, usa parole semplici, piuttosto chiedi a una buona libraria o biblioteca testi semplici per agganciarti alle tue emozioni che sono legittime e, raccontati al tuo bimbo/a.

Ti assicuro! Loro sono estremamente abili nel sentire, e quando da adulti ci permettiamo di avvicinarci a loro con tutta la nostra verità, ne veniamo sempre, sempre, sempre ripagati.

Qui ti segnalo un libro se il tuo bimbo ha da ” target=”_blank” rel=”noreferrer noopener”> 4 ai 6 anni, questo dai 7 ai 10 e questo se è un ” target=”_blank” rel=”noreferrer noopener”>pre-adolescente, adolescente, tutti li ho scelti per te, per alleggerirti dal cercare modi per essere ascoltata.

Qui puoi scaricare una breve Checklist di tutte le cose che puoi iniziare a fare per te stessa quotidianamente, per tornare in contatto con quella parte di te attiva oggi che non ti stai legittimando e iniziare di nuovo a portarla sulla scena, rendendole onore.

Se senti che in questo momento è tutto troppo complesso, ci rimugini e ci provi, stai gettando la spugna con tuo figlio e ti stai arrendendo a quella voce che ti dice “non sei in grado”, ecco se ci tieni a migliorare le cose con tutta te stessa, ho creato un percorso dedicato esclusivamente alla relazione mamma figlio, si chiama “Genitori Affiatati” e si rivolge alle famiglie siano esse unite che separate, lo trovi qui .

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